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Biografia dettagliata
[Biografia sintetica]

Filippo Tadini è nato a Galliate, in provincia di Novara, il 22 Agosto 1909. L'ambiente novarese dov'è cresciuto, quel contadino, l'ha visto lavorare nelle risaie. L'avidità di conoscere e di imparare, al fine di sopperire alla perdita di vitalità, allo svuotamento e alla sottrazione del luogo natio, lo spinge verso altri spazi, altri orizzonti. Ogni occasione diventa necessariamente valida per farne elemento di apprendimento. Eccolo garzone muratore, a contatto nei cantieri-laboratorio con i modellatori d'ornato, a quei tempi ancora in auge. Volenteroso impasta la creta, segue la preparazione degli abbozzi e la posa in opera dei lavori finiti. Un maestro, amante assai del fiasco di barbera, gli permette di addentrarsi sempre di più in quel lavoro creativo... In seguito, tempo permettendo (le ore lavorative allora non si contavano!) si iscrive ad una scuola serale di disegno. Nasce cosi il "pallino" della scultura. Militare in marina sull'"Antoniotto Usodimare", nave-appoggio della flotta aerea di Italo Balbo, viene catapultato (sono parole sue) come pacco postale a Rio de Janeiro. A 23 anni viene congedato come meccanico motorista. Modellatore-incisore e con laboratorio artigianale in proprio comincia a dar vita alla sua realtà artistica. Lo scultore Canale, appena reduce dalla Biennale veneziana, ch'egli già conosceva fin dal 1930, lo invita nel suo studio col compito di collaborare alle formature in gesso. In quell'ambiente Filippo Tadini apprende i primi rudimenti della scultura. Nel 1939, già tecnico d'officina di una grande azienda milanese, si iscrive alla Scuola serale di scultura e nudo all'Accademia di Brera, come Lilloni, Valenti, Messina. Nel 1943, sfollato in Brianza a causa dei bombardamenti, si ritrova dirigente tecnico in una nota fabbrica. Tramite il titolare dell'azienda conosce lo scultore Vedani apprendendo da lui, sia pure in brevissimo tempo, tanti segreti della scultura. Dal 1945 al 1975 abbandono totale. "Il punto d'avvio - scrive Claudio Annaratone - fu il 1976, quando, volendo onorare la memoria del figlio morto in una sciagura aerea, osò scolpirne il monumento funebre. Sono sicuro che in quella occasione egli poté, almeno in parte, superare il suo dolore per la necessità in cui si trovò di dover lottare e piegare la materia alla sua volontà. Infatti una piena partecipazione al proprio lavoro è una delle caratteristiche delle sue opere che, anche là dove risultano naturalistiche nel complesso e nei dettagli, non appaiono mai frutto di facile e superficiale imitazione della natura". Forme naturalistiche e forme astratte-metafisiche. Le prime dove la definizione formale diventa parte integrante nella realizzazione degli elementi figurali; le seconde altamente espressive per l'arditezza di alcune soluzioni strutturali concettualmente stabilizzanti. Interessante è senza dubbio il linguaggio ispirato al tema degli animali a grandezza naturale, talmente perfetti da sembrare vivi ed esposti nel 1985 nel parco di Monza. Elefanti, cervi, cerbiatti, giraffe, cavalli, cinghiali dove la perfezione tecnica è indice di ordine e di equilibrio creativo. Ma certamente più pregevoli i suoi nudi e le forme plastiche geometrizzanti dove i rapporti dimensionali e la sintesi equilibratrice diventano funzionalismo puro e assoluto, riportando il dato umano e psicologico in un contesto sempre più ampio. È indubbiamente una concezione evocatrice d'immagini dal perfetto equilibrio, dalle ritmiche tensioni dinamiche, direzionali e spaziali che mettono ben in evidenza quanto egli sappia trarre dalle suggestioni materiche e tattili.
Documentazione critica. "Di questo scultore che immagina e costruisce con il suo talento l'atmosfera sacrale della fabbrica, la condizione dove il lavoro diviene la spiegazione del tutto/umano, ci siamo espressi qualche tempo addietro con positivo interesse. Difatti, non siamo stati smentiti. Questo è certo. Perché Filippo Tadini oggi si trova scultore segnalato anche per la 1ª Edizione del Premio Annunciata 1981. L'importante iniziativa che l'omonima e prestigiosa galleria milanese ha voluto riservare ai giovani artisti dell'Accademia di Brera e, dove a membri della Commissione giudicatrice, hanno figurato personalità della massima espressione artistica contemporanea.
Tadini è un allievo un pò particolare. Certamente. Perché non dirlo? Che si differenzia dai tanti giovani artisti per via del suo stato anagrafico che lo ricorda ultrasettantenne. Ma, sia detta la verità: tresco di memoria e d'iniziativa razionale, il quale sa dare alle sue forme scultoree dinamiche espressioni che interessano la realizzazione quotidiana dell'uomo creativo. Un giovane, dunque. Ed un tempestoso giovanile comportamento che interagisce in modo realistico nella sintesi liberante che riguarda la facoltosa pratica del lavoro. Una tenace intuizione la quale sa trasferirsi dall'informale spirito poetico della libera esaltazione della materia che modella fantastiche danze di Femminino, al linguaggio organico della poetica ragionata, del calcolo che guida il moto della produzione che costruisce il domani migliore dell'uomo, della sua spiegazione, della sua cultura. E Filippo Tadini rimane giovane per questo suo irrinunciabile atteggiamento al fare. E... inutile dirlo: ci sa fare seriamente!". (Giuseppe Martucci) "Si può dire che nella sensibilità dello scultore milanese Filippo Tadini vivono, parallelamente, "due anime espressive": l'immagine figurativa e quella astratta. E ciò va detto in senso positivo. Sono due "situazioni plastiche" che l'artista colloca intatti in spazi separati del suo linguaggio. La figurativa trae l'ispirazione da temi del reale (il corpo umano, gli animali): l'astratta trova invece nella pura libertà inventiva i valori che generano l'opera. Rappresentano dunque stati d'animo che lui concretizza in forme ricavate dalla natura (il figurativo) e in quelle nate dalla sua immaginazione (l'astratto). Immagini i cui significati devono essere letti, ovviamente, in modi diversi. Ne è la verifica la sua recente mostra personale a Milano, alla Società Artisti e Patriottica. Si vede la solidità del mestiere di Tadini -"collaudato" - in anni di esperienze di lavoro - nelle sculture esposte. Ma il suo è un mestiere "dal di dentro", vitalizzato, reso comunicatività e non "gratuito esercizio retorico". Lo si sente nei "Nudi" dove la sensibilità del corpo della donna viene esaltata con una vibrazione poetica, non "fotografica". Il volume (il "tutto tondo") segue nello spazio i ritmi delle forme anatomiche mentre la luce, sciogliendo, incidendo sulle superfici, sembra dare al contesto la sensazione di un battito. Fra queste ricordiamo l'essenzialità strutturale di "Inizio" e i significati umani, etici, dell'allegoria di "svuotare gli arsenali, riempire i granai", una delle immagini più problematizzanti, più importanti di Tadini >, (Pedro Fiori).

Dopo la dolorosa scomparsa dello scultore Tadini Filippo, il movimento artistico italiano ha subito una grave perdita, la sua genialità riconosciuta in tutto il mondo ha reso il nostro paese fiero di ospitare le sue innumerevoli opere.